DA INIZIO DECENNIO, 661 MORTI SUL LAVORO IN VENETO VENEZIA AL SECONDO POSTO CON 125. IN CRESCITA LE DENUNCE DI INFORTUNI

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Michele Zanocco (Segretario generale della Cisl di Venezia): «Non sono statistiche ma una ferita aperta che chiama in causa istituzioni, imprese, lavoratori e sindacato»

Data

Ottobre 14, 2026

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5 min

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Un risultato di cui non andare fieri: da inizio decennio, nel Veneziano 125 persone hanno perso la vita sul lavoro e che ne fanno la seconda realtà veneta dopo Verona. In crescita le denunce di infortunio, anche se, in questo caso, Venezia si trova al quinto posto tra le sette province. La manifattura è il settore più a rischio. A rendere la cifra ancor più drammatica è il 661, che corrisponde a decessi totali avvenuti da inizio decennio nella nostra regione. Una realtà moto critica, dunque, che la posiziona tra le più a rischio d’Italia. Nei giorni in cui si celebra la Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro (11 ottobre), l’ufficio Studi della Cisl di Venezia ha analizzato l’andamento degli ultimi anni, scorrendo il drammatico report dell'Osservatorio sicurezza sul lavoro di Vega Engineering su dati Inail. I numeri sono aggiornati a luglio 2026 ma il trend non accenna a invertire.

Ebbene, da gennaio 2020, nel Veneziano hanno perso la vita 125 persone (tra luogo di lavoro e in itinere), di cui 11 solo nel 2026, assestandosi come seconda provincia veneta dietro a Verona con 160. Scorrendo l’andamento di questo decennio, nonostante il periodo Covid, nel 2020 nel Veneziano hanno perso la vita in 16 e 18 l’anno successivo. Con la ripresa post pandemia, nel 2022, il numero è salito a quota 22, per poi diminuire a 20 nel 2023 e a 16 nel 2024, per poi risalire a 22 lo scorso anno. In questa classifica, Venezia è davanti a province come, nell’ordine, Treviso, Padova e Vicenza. Va detto, però, che Venezia il rischio di morte è sceso in questi primi sette mesi dell’anno, perché se a dicembre 2025 era in zona Rossa (43,4 morti per milione di occupati), a luglio 2026 a Venezia si era a 15,9, scendendo in zona Gialla.

A livello di denunce d’infortunio, invece, Venezia non è tra i primi posti, anzi, anche se il dato è in crescita. Alle 10.041 del 2020, fanno seguito le 11.334 del 2021, ma con la ripresa totale dopo il Covid, il numero è salito a 15.229, per poi scendere a 11.700 del 2023, e risalire con 12.011 del 2024 e ai 12.229 del 2025. In totale, da gennaio 2020 a luglio 2026, le denunce totali nella provincia sono state 80.036, con al primo posto sempre la provincia scaligera con 95.362, mentre il Veneto ha raggiunto le 473.903. Il settore più a rischio è la Manifattura, con alle spalle le Costruzioni il Commercio, i Trasporti e Magazzinaggio e poi la Sanità. «Dietro ogni numero c’è una persona, una famiglia, una comunità – è l’analisi del Segretario generale della Cisl di Venezia Michele Zanocco – che non sarà più la stessa. Dall’inizio del decennio nel Veneziano sono morte sul lavoro 125 persone, 661 in tutto il Veneto. Non sono statistiche. Sono una ferita aperta che chiama in causa istituzioni, imprese, lavoratori e sindacato. Nei primi mesi del 2026 l’indice di rischio è calato, e questo è un segnale da cogliere. Non è, però, un traguardo: undici morti in sette mesi e oltre dodicimila infortuni denunciati ogni anno in provincia ci dicono che non possiamo abbassare la guardia». Per Zanocco non basta rincorrere l’emergenza ma serve costruire una vera cultura della sicurezza. «Per le imprese significa smettere di considerare la prevenzione un costo da comprimere – prosegue il Segretario generale della Cisl di Venezia – e riconoscerla per ciò che è: un investimento che protegge le persone e migliora l’organizzazione, la produttività e la reputazione dell’azienda. Un’impresa che risparmia sulla sicurezza non è più competitiva, è soltanto più pericolosa. Per i lavoratori significa vivere la sicurezza non come un obbligo o un intralcio, ma come un valore della propria vita lavorativa e sociale. Tornare a casa sani ogni sera è un diritto, ed è anche una responsabilità condivisa verso sé stessi e verso i colleghi. Questa cultura va diffusa con più efficacia dove oggi è più fragile. Penso ai lavoratori stranieri, sempre più presenti nella manifattura, nell’edilizia, nella logistica e nei servizi. Per loro la formazione deve essere davvero comprensibile, nella lingua, nei metodi e nella verifica di ciò che si è appreso. Una formazione fatta solo di firme su un registro non salva nessuno. Penso ai giovani, spesso alle prime esperienze e con contratti brevi, più esposti perché meno esperti. La sicurezza si impara a partire dalla scuola, prima ancora di entrare in azienda». E su questi temi la Cisl di Venezia è impegnata da sempre: con i nostri delegati e i rappresentanti per la sicurezza nei luoghi di lavoro, con l’Anolf al fianco dei lavoratori immigrati e con le attività di sensibilizzazione nelle scuole del territorio. «Chiediamo – dice Zanocco – tre cose. Primo, controlli più forti e un migliore coordinamento tra gli enti preposti. Secondo, che la contrattazione aziendale e territoriale e la bilateralità diventino sempre più strumenti di prevenzione. Terzo, che la partecipazione dei lavoratori, oggi riconosciuta anche dalla legge, entri a pieno titolo nell’organizzazione della sicurezza. Nella Giornata in cui ricordiamo le vittime del lavoro, l’impegno più serio che possiamo prendere è fare in modo che il prossimo anno quei numeri siano più bassi. Di lavoro si deve vivere, non morire».

Ultimo aggiornamento: 14/10/2026, 10:06

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